Chi
ha incluso, fra i buoni propositi per il Nuovo Anno, anche quello di mettersi a
dieta non sarà molto contento di leggere una ricerca appena pubblicata sul Faseb
Journal, il giornale dei biologi sperimentali americani.
Soprattutto se non è più tanto giovane. Con l’aumentare dell’età, infatti,
diventa sempre più facile guadagnare chili e sempre più difficile perderli.
Tutta colpa del grasso bruno, ci fanno sapere adesso gli autori dello studio,
un gruppo di biochimici giapponesi che lavorano all’Università di Shizuoka.
CALORE - Il grasso bruno (diverso da quello
bianco che costituisce la maggioranza del tessuto adiposo dell’organismo) serve
a produrre calore (ha una funzione termogenica) ed è presente soprattutto nei
neonati (attorno alla nuca, alle scapole e al collo). In altre parole quello
bruno è un grasso “buono” , negli adulti localizzato soprattutto attorno alla
nuca, che aiuta a bruciare il grasso “cattivo” che sta soprattutto attorno
all’addome e che è complice dell’insorgenza di malattie cardiovascolari,
diabete, e persino tumori. Ma con l’età questi depositi di grasso bruno si
riducono e viene meno la loro funzione termogenica. Risultato: chi è avanti con
gli anni rischia l’obesità se continua a mangiare la stessa quantità di cibo di
quando era più giovane e fa molta fatica a dimagrire. «Le persone più anziane –
ha commentato il direttore del Faseb Journal Gerald Weissman –
devono sacrificarsi il doppio per quanto riguarda la dieta e l’attività fisica
per ottenere la metà dei risultati dei più giovani».
GENI DA “SILENZIARE” - Dallo studio giapponese,
coordinato da Junko Sugatani, però, arriva anche una buona notizia, per ora
limitata agli animali da esperimento, ma che fa ben sperare per terapie future.
I ricercatori hanno, infatti, studiato due gruppi di topi, uno in cui un
particolare gene, il Pafr (platelet-activating factor receptor: un fattore che
attiva i recettori delle piastrine), era stato “silenziato” e un altro gruppo
in cui il gene era attivo. I primi sono diventati obesi, gli altri no, a parità
di dieta. È probabile dunque che la carenza del fattore Pafr determini una
disfunzione del grasso bruno che provoca un accumulo di quello bianco e ne
impedisce lo smaltimento. L’idea potrebbe essere quella di intervenire su
questo fattore Pafr in modo da riattivare le funzioni del grasso bruno. E
prevenire l’obesità e le malattie correlate.
PIU’ SACRIFICI - «Intanto, però – ribadisce
Weissmann – fino a quando non avremo a disposizione nuove soluzioni di cura,
dobbiamo prepararci a mangiare più insalate e cibi proteici magri e sudare di
più sul tapis roulant rispetto ai più giovani».
LuppiWellness - Jtag: nutrizione - ingrassare - obesità.
Post di Adriana Bazzi

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